venerdì 15 dicembre 2017

Notti Sante

Dal 24 Dicembre al 5 Gennaio vi sono 13 Notti chiamate: 

Notti Sante

In queste Notti la Terra ricorda gli impulsi archetipici ricevuti a San Giovanni, nella massima espansione cosmica, impulsi che ora vengono rielaborati nel pieno della “coscienza” ed interiorizzazione invernale. 

Le Notti iniziano il 24 Dicembre con l’impulso dell’Ariete e terminano con l’impulso dei Pesci il 5 Gennaio ed hanno all’interno del ciclo una doppia notte, la notte della Bilancia. 


domenica 16 luglio 2017

Gli ancestrali italiani, la riscoperta della tradizione!


C’è un’antica e naturale vinificazione che negli ultimi anni è in pieno fermento, quella utilizzata dai nostri nonni, quella dei vini che rifermentavano in bottiglia sui propri lieviti (“sur lie” per i francesi), dei vini torbidi col residuo,  quella che dalle nostre parti crea l’amato “frizzantino col fondo”.

Moda o amore? Sicuramente ci sono le tendenze del momento, come quelle dei “finti alternativi” o dei “naturalisti intransigenti”, in alcuni Paesi come Stati Uniti e Australia gli appassionati stanno letteralmente impazzendo per questi Pétillant Naturel. Sui social network #PETNATè uno degli hashtag maggiormente usati del mondo del vino, e gli stessi produttori confermano il trend in crescita della sua domanda.

Interessanti a riguardo sono i racconti che Massimo Zanichelli (giornalista, docente di cinema, scrittore e documentarista) riporta nel suo libro “Effervescenze, storie e interpreti di vini vivi”, (Ed. Bietti, pp. 489) in uscita in questi giorni. Una sorta di viaggio, più reale che virtuale,   alla scoperta del metodo ancestrale italiano, un percorso di riscoperta di quei territori che per tradizioni anche familiari, vinificavano col fondo. Un po’ guida enologica, un po’ racconto storico, un po’  manuale del vino, ma soprattutto  voce di un pezzo d’Italia enoica, in una sorta di storytelling on the road tra cantine e vigneti.

Sessantacinque i vigneron incontrati, oltre 200 vini (vivi, genuini, emozionanti!) raccontati, un cammino nel colfóndo trevigiano, sotto il cielo frizzante dell’Emilia, con un intermezzo mantovano, andando su e giù per le colline dell’Oltrepò Pavese.

Il libro si apre e si chiude con due dei “grandi vecchi” del vino italiano, quel Luigi Gregoletto, classe 1927, memoria storica del vino col fondo e Lino Maga, classe 1931, ed il suo iconico Barbacarlo.

Zanichelli è partito dal territorio di Conegliano Valdobbiadene, patria elettiva del Prosecco, quel DOCG che si fa in collina, da viticultura eroica, quel colfóndo che merita più rispetto, vino della casa di tutti che è già conosciuto dalla fine dell’ottocento.

Vorrei partire proprio da alcune di queste storie che ho trovato molto reali e vere sulla base della mia esperienza, dei miei incontri ed assaggi, avendo bene in mente le parole di Gigi Miracol: “Quel un vin de butilia che era il vanto delle famiglie contadine, chiamato così per distinguerlo dal comune vino di tutti i giorni spillato dal caretel bocaleta dopo bocaleta(dalla botticella caraffa dopo caraffa). Era il vino delle occasioni importanti, delle festività, da tirare fuori all’arrivo del prete, del medico o dei parenti lontani. Prodotto con le uve migliori, le più mature cernite vinificate a parte con aggiunte di poca uva sovramaturata tramite torcitura del grappolo o taglio del tralcio in pianta, il tutto teso ad aumentare aromi e gradazione alcolica. Il freddo fermava la fermentazione, la stagionatura in legno aumentava sia il colore che la complessità e lo rendevano armonico, non si aprivano prima della vendemmia successiva, la bolla era lieve quasi spenta e serviva ad elevare sapori ed aromi”

Maurizio Donadi di Casa Belfi è uno di quei giovani enologi che si è fatto strada tra gli artisti del vino. In pochi anni ha raggiunto una grande notorietà tra gli appassionati del non convenzionale. Steineriano convinto, in vigna ha bandito qualunque tipo di prodotto di sintesi, concimi, diserbanti, pesticidi: nei suoi vigneti “regna il caos” tra terreno, viti, piante, batteri, lieviti, muffe, aria, luce, acqua, calore, animali e uomo.

In cantina, dopo le fermentazioni rigorosamente naturali, cerca di accompagnare il vino nella sua maturazione adoperando al minimo la tecnologia disponibile, senza correzioni, filtrazioni, chiarificazioni o stabilizzazioni.

Il suo Colfondo Prosecco doc “sur lie” è un Glera 100% che rispecchia l’annata, sentori fruttati più accentuati rispetto alle note agrumate. Da bere limpidissimo durante gli aperitivi, per accompagnare un pranzo meglio agitarlo, per portare i lieviti in sospensione, in modo da imprimergli una nota morbida e grassosa. Il Colfondo Anfora Vino Bianco Frizzante “sur lie” fa macerazione in anfora da 40 ettolitri, fermenta e affina in anfore da 2 ettolitri per circa 7/8 mesi, segue imbottigliamento e relativa rifermentazione in bottiglia. Al naso presenta una leggera riduzione, mentre al palato dà il meglio di sé, mostrando un perfetto equilibrio sorretto da una buona acidità che, insieme ai lieviti presenti sul fondo della bottiglia, regalano a questo vino frizzante una buona longevità. Il Colfondo Raboso I.G.T. delle Venezie è una sorta di novello di Raboso frizzante. Il vino base è ottenuto tramite una macerazione carbonica per un mese a grappolo integro e successiva macerazione pellicolare per 15 giorni, infine stoccato in serbatoio di acciaio. In primavera il vino è imbottigliato fermo con un certo residuo zuccherino per far ripartire la fermentazione e renderlo così frizzante. Un Raboso Rabbioso!


giovedì 15 giugno 2017

CASA BELFI: quando il vino è energia

Il percorso di Maurizio inizia alla fine degli anni Novanta, subito dopo la scuola di Conegliano. Approccio convenzionale, in vigneto e in cantina. Il ragazzo infonde nel lavoro tutta l’esuberante energia dei suoi vent’anni ma qualcosa non va. Dopo ogni trattamento con i sistemici Maurizio sta male: palpitazioni, febbre, malesseri. Va avanti storcendo il naso e stringendo i denti per qualche anno, poi nel 2004 dice basta. Conversione totale al biologico: processo lungo e faticoso culminato nel 2016 con la prestigiosa certificazione Demeter – unico produttore di Prosecco in pianura ad averla ottenuta.

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La terra sana… un concetto semplice attorno al quale ruota tutto l’universo di Donadi. Biodiversità e armonia naturale. Nutrire la terra con infusi, decotti e tisane a base di ortica, equiseto, silice e camomilla; renderla fertile tramite il corno-letame e il letame delle vacche di casa: ecco la ricetta. E la terra reagisce, sorride: cambia colore, consistenza. Ritornano animali e insetti scomparsi da decenni – rane, lucciole, libellule, pipistrelli. E il vino? Nel vino tutto questo infonde non profumi o aromi ma energia, vita.

Nella mission di Casa Belfi domina l’anelito di creare vini longevi. Qui per consuetudine si arriva a malapena all’estate successiva alla vendemmia. Impera radicatissima la cultura contadina, e sempre si è privilegiata la quantità. Vini che sfidano il tempo, ecco l’idea di Maurizio. Vini che migliorano nel tempo. Nelle parole di Donadi lo stile aziendale: viticoltura naturale – cultura tradizionale – energia & passione. Lasciare che il vino racconti il territorio e sia in grado di affrontare il tempo.

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L’anfora di terracotta costituisce strumento ed emblema di tale realizzazione. Non altera il vino ma favorisce l’evoluzione. Il lungo riposo sui lieviti, riducendo poco alla volta l’ossidazione, porta una stabilizzazione naturale. I vitigni prediletti di Maurizio, la glera e il raboso piave, trovano le loro espressioni più convincenti in Casa Belfi proprio in virtù della maturazione in anfora.

Sulle argille in collina il Prosecco nasce strutturato, pesante. In pianura, sul terreno povero e sassoso di San Polo diventa agile e minerale. Un tempo Donadi lo vinificava 100% in anfora, ottenendo un vino molto, troppo salato. Oggi modula fra anfora ed acciaio, in funzione di un maggiore equilibrio.

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Il Raboso mi conquista, un vino che da queste parti sta facendo passi da gigante: un tempo rustico e villereccio, oggi viene studiato e prodotto in diverse varianti, spesso anche in stile “Amarone”, con risultati notevoli. Il raboso piave è robusto, tannico, aggressivo: “rabbioso” appunto, ben più tosto del raboso veronese, cugino docile e mansueto. Maurizio ne ottiene un frizzante colfondo ed un fermo in uvaggio con il cabernet sauvignon davvero apprezzabili.

Ed ora assaggiamo i vini, tutti rigorosamente non filtrati:

Frizzante sur lie Colfondo Anfora Selezione di Prosecco in purezza. Macerato una settimana e maturato nove mesi sempre in anfora di terracotta. Frizzante, rifermentato in bottiglia, solo in formato magnum con tappo a corona. Paglierino con riflessi dorati, torbido. Fragrante nei profumi, crosta di pane e nocciolina tostata, fiori bianchi, agrumi maturi, mela cotogna e pera williams. Stuzzicanti note speziate, minerali e rugginose. Corposo, sapido e croccante, innervato da una buona vena di acidità. Maschia ruvidità dei tannini. Chiude in progressione amarognola, non senza spigoli. Che carattere!

Prosecco colfondo 100% acciaio, zero macerazione, pressatura uva intera, decantazione del mosto, fermentazione spontanea senza controllo di temperatura. Nota pietrosa, sulfurea che lascia poi spazia alla frutta bianca, agli agrumi e ai fiori. Agile e minerale in bocca, succoso, stuzzicante. Che vibrazioni! Lo assaggiamo assieme ad un Prosecco “normale”, surclassato senz’appello.

Bianco delle Venezie Igt 60% manzoni bianco 40% chardonnay. Maturato in anfora. Dorato con riflessi ocra, leggermente velato. Fruttato e minerale al naso. Albicocche mature, nettarina gialla, zest di arancia, biancospino e pietra focaia. Vaghe note di pasticceria. Succoso, sapido, vellutato. Finale agrumato che chiude sul lime in una gradevole scia amarognola. Bella persistenza. Grande piacevolezza.

Raboso colfondo frizzante Raboso in purezza, macerazione carbonica. Imbottigliato fermo con residuo zuccherino. Rubino profondo e vivacissimo, esuberante perlage. Tripudio di frutti rossi, fragoline di bosco, ribes e mirtilli, prugna. Sfumature di spezie dolci. Sorso slanciato, agile, beverino, che esprime al contempo un’anima giovane, vigorosa e sbarazzina. Bel comparto di tannicità e freschezza. Vino per l’estate? Vino per sempre.

Rosso delle Venezie Igt 60% raboso piave 40% cabernet sauvignon. Trenta giorni di macerazione, affinamento in anfore e acciaio. Rubino profondo e velato. Naso di frutta matura impreziosito da suadenti note speziate. Mora, prugna e ribes nero poi carruba, violette, anice stellato. In bocca entra morbido, avvolgente, pieno, ma subito emergono la possente spalla acida, la sapidità e i tannini vigorosi. Finale speziato che riecheggia la carruba e si arricchisce di ulteriori, complesse suggestioni. Adorabile!

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Ascoltare Maurizio Donadi e sua moglie Fabiola significa penetrare un mondo in cui convivono a braccetto antiche usanze contadine e rigoroso know-how moderno. Un mondo dove fasi lunari, ossido-riduzioni, arpe eoliche, sovesci e lieviti indigeni, rabdomanti ed enotecnici hanno tutti pari dignità. Ma siamo lontani da derive fanatiche: a Casa Belfi si respira un’aria rilassata e amichevole, e la conversazione spazia in mille direzioni senza punti morti. Si respira gioia ed energia. Insomma, si sta bene. Cin cin! E alla prossima!


venerdì 19 maggio 2017

Arpe Eoliche

Arponico è una installazione di Arpe Eoliche nel vigneto dove nascono i magnifici vini di Casa Belfi e che si può visitare tutti i giorni fino al tempo della vendemmia, settembre. 

L'idea nasce da un musicoterapeuta e un enologo che da subito hanno condiviso una passione e una sensibilità.
Arponico è un lavoro nato dalla consapevolezza che tutti gli elementi dell'ambiente esterno influiscono sulla crescita e lo sviluppo armonioso sia dell'uomo che del mondo vegetale. Per quanto riguarda il mondo vegetale gli stimoli ambientali potremmo riassumerli in temperatura del suolo, riscaldato dai raggi solari, esposizione alla luce, anch'essa fornita dal sole, con la quantità di acqua, che arriva dal cielo in forma di pioggia, e con una varietà di segnali chimici. Non si può però ridurre tutto a questi quattro fattori poichè la crescita delle piante è influenzata da un intero ecosistema nel quale troviamo anche suoni e rumori. Possiamo considerare ad esempio l’influenza che ha il rumore della pioggia, il cinguettio degli uccelli o il fischiare del vento. Le piante non possiedono un apparato uditivo come quello dell’uomo e quindi la musica viene percepita come un insieme di movimenti vibratori e onde sonore provocate da essa. Numerosi sono gli studi ed esperimenti e molta documentazione scientifica la possiamo trovare facilmente (chiedetemela pure). Lo scopo di questa installazione di Arpe Eoliche consiste nell’ampliare, nell’approfondire, nel verificare sperimentalmente e nell’interpretare i risultati che rimangono ancora un argomento non completamente spiegato e verificato con metodi scientifici. Le Arpe (circa 30) sono accordate tutte sulla stessa nota (oppure la quinta) per cercare di creare e somministrare alle piante della musica casuale, scostante ma sempre armoniosa. L'arpa Eolica produce una vasta gamma di note perché "suona" tutti i vari armonici della nota impostata. Arponico vuole testare gli effetti del suono sulla crescita della vite con un esperimento pratico (e si anche bello da vedere!) e cercare poi di spiegare i risultati ottenuti da questo fenomeno. Omero