domenica 16 luglio 2017

Gli ancestrali italiani, la riscoperta della tradizione!


C’è un’antica e naturale vinificazione che negli ultimi anni è in pieno fermento, quella utilizzata dai nostri nonni, quella dei vini che rifermentavano in bottiglia sui propri lieviti (“sur lie” per i francesi), dei vini torbidi col residuo,  quella che dalle nostre parti crea l’amato “frizzantino col fondo”.

Moda o amore? Sicuramente ci sono le tendenze del momento, come quelle dei “finti alternativi” o dei “naturalisti intransigenti”, in alcuni Paesi come Stati Uniti e Australia gli appassionati stanno letteralmente impazzendo per questi Pétillant Naturel. Sui social network #PETNATè uno degli hashtag maggiormente usati del mondo del vino, e gli stessi produttori confermano il trend in crescita della sua domanda.

Interessanti a riguardo sono i racconti che Massimo Zanichelli (giornalista, docente di cinema, scrittore e documentarista) riporta nel suo libro “Effervescenze, storie e interpreti di vini vivi”, (Ed. Bietti, pp. 489) in uscita in questi giorni. Una sorta di viaggio, più reale che virtuale,   alla scoperta del metodo ancestrale italiano, un percorso di riscoperta di quei territori che per tradizioni anche familiari, vinificavano col fondo. Un po’ guida enologica, un po’ racconto storico, un po’  manuale del vino, ma soprattutto  voce di un pezzo d’Italia enoica, in una sorta di storytelling on the road tra cantine e vigneti.

Sessantacinque i vigneron incontrati, oltre 200 vini (vivi, genuini, emozionanti!) raccontati, un cammino nel colfóndo trevigiano, sotto il cielo frizzante dell’Emilia, con un intermezzo mantovano, andando su e giù per le colline dell’Oltrepò Pavese.

Il libro si apre e si chiude con due dei “grandi vecchi” del vino italiano, quel Luigi Gregoletto, classe 1927, memoria storica del vino col fondo e Lino Maga, classe 1931, ed il suo iconico Barbacarlo.

Zanichelli è partito dal territorio di Conegliano Valdobbiadene, patria elettiva del Prosecco, quel DOCG che si fa in collina, da viticultura eroica, quel colfóndo che merita più rispetto, vino della casa di tutti che è già conosciuto dalla fine dell’ottocento.

Vorrei partire proprio da alcune di queste storie che ho trovato molto reali e vere sulla base della mia esperienza, dei miei incontri ed assaggi, avendo bene in mente le parole di Gigi Miracol: “Quel un vin de butilia che era il vanto delle famiglie contadine, chiamato così per distinguerlo dal comune vino di tutti i giorni spillato dal caretel bocaleta dopo bocaleta(dalla botticella caraffa dopo caraffa). Era il vino delle occasioni importanti, delle festività, da tirare fuori all’arrivo del prete, del medico o dei parenti lontani. Prodotto con le uve migliori, le più mature cernite vinificate a parte con aggiunte di poca uva sovramaturata tramite torcitura del grappolo o taglio del tralcio in pianta, il tutto teso ad aumentare aromi e gradazione alcolica. Il freddo fermava la fermentazione, la stagionatura in legno aumentava sia il colore che la complessità e lo rendevano armonico, non si aprivano prima della vendemmia successiva, la bolla era lieve quasi spenta e serviva ad elevare sapori ed aromi”

Maurizio Donadi di Casa Belfi è uno di quei giovani enologi che si è fatto strada tra gli artisti del vino. In pochi anni ha raggiunto una grande notorietà tra gli appassionati del non convenzionale. Steineriano convinto, in vigna ha bandito qualunque tipo di prodotto di sintesi, concimi, diserbanti, pesticidi: nei suoi vigneti “regna il caos” tra terreno, viti, piante, batteri, lieviti, muffe, aria, luce, acqua, calore, animali e uomo.

In cantina, dopo le fermentazioni rigorosamente naturali, cerca di accompagnare il vino nella sua maturazione adoperando al minimo la tecnologia disponibile, senza correzioni, filtrazioni, chiarificazioni o stabilizzazioni.

Il suo Colfondo Prosecco doc “sur lie” è un Glera 100% che rispecchia l’annata, sentori fruttati più accentuati rispetto alle note agrumate. Da bere limpidissimo durante gli aperitivi, per accompagnare un pranzo meglio agitarlo, per portare i lieviti in sospensione, in modo da imprimergli una nota morbida e grassosa. Il Colfondo Anfora Vino Bianco Frizzante “sur lie” fa macerazione in anfora da 40 ettolitri, fermenta e affina in anfore da 2 ettolitri per circa 7/8 mesi, segue imbottigliamento e relativa rifermentazione in bottiglia. Al naso presenta una leggera riduzione, mentre al palato dà il meglio di sé, mostrando un perfetto equilibrio sorretto da una buona acidità che, insieme ai lieviti presenti sul fondo della bottiglia, regalano a questo vino frizzante una buona longevità. Il Colfondo Raboso I.G.T. delle Venezie è una sorta di novello di Raboso frizzante. Il vino base è ottenuto tramite una macerazione carbonica per un mese a grappolo integro e successiva macerazione pellicolare per 15 giorni, infine stoccato in serbatoio di acciaio. In primavera il vino è imbottigliato fermo con un certo residuo zuccherino per far ripartire la fermentazione e renderlo così frizzante. Un Raboso Rabbioso!


giovedì 15 giugno 2017

CASA BELFI: quando il vino è energia

Il percorso di Maurizio inizia alla fine degli anni Novanta, subito dopo la scuola di Conegliano. Approccio convenzionale, in vigneto e in cantina. Il ragazzo infonde nel lavoro tutta l’esuberante energia dei suoi vent’anni ma qualcosa non va. Dopo ogni trattamento con i sistemici Maurizio sta male: palpitazioni, febbre, malesseri. Va avanti storcendo il naso e stringendo i denti per qualche anno, poi nel 2004 dice basta. Conversione totale al biologico: processo lungo e faticoso culminato nel 2016 con la prestigiosa certificazione Demeter – unico produttore di Prosecco in pianura ad averla ottenuta.

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La terra sana… un concetto semplice attorno al quale ruota tutto l’universo di Donadi. Biodiversità e armonia naturale. Nutrire la terra con infusi, decotti e tisane a base di ortica, equiseto, silice e camomilla; renderla fertile tramite il corno-letame e il letame delle vacche di casa: ecco la ricetta. E la terra reagisce, sorride: cambia colore, consistenza. Ritornano animali e insetti scomparsi da decenni – rane, lucciole, libellule, pipistrelli. E il vino? Nel vino tutto questo infonde non profumi o aromi ma energia, vita.

Nella mission di Casa Belfi domina l’anelito di creare vini longevi. Qui per consuetudine si arriva a malapena all’estate successiva alla vendemmia. Impera radicatissima la cultura contadina, e sempre si è privilegiata la quantità. Vini che sfidano il tempo, ecco l’idea di Maurizio. Vini che migliorano nel tempo. Nelle parole di Donadi lo stile aziendale: viticoltura naturale – cultura tradizionale – energia & passione. Lasciare che il vino racconti il territorio e sia in grado di affrontare il tempo.

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L’anfora di terracotta costituisce strumento ed emblema di tale realizzazione. Non altera il vino ma favorisce l’evoluzione. Il lungo riposo sui lieviti, riducendo poco alla volta l’ossidazione, porta una stabilizzazione naturale. I vitigni prediletti di Maurizio, la glera e il raboso piave, trovano le loro espressioni più convincenti in Casa Belfi proprio in virtù della maturazione in anfora.

Sulle argille in collina il Prosecco nasce strutturato, pesante. In pianura, sul terreno povero e sassoso di San Polo diventa agile e minerale. Un tempo Donadi lo vinificava 100% in anfora, ottenendo un vino molto, troppo salato. Oggi modula fra anfora ed acciaio, in funzione di un maggiore equilibrio.

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Il Raboso mi conquista, un vino che da queste parti sta facendo passi da gigante: un tempo rustico e villereccio, oggi viene studiato e prodotto in diverse varianti, spesso anche in stile “Amarone”, con risultati notevoli. Il raboso piave è robusto, tannico, aggressivo: “rabbioso” appunto, ben più tosto del raboso veronese, cugino docile e mansueto. Maurizio ne ottiene un frizzante colfondo ed un fermo in uvaggio con il cabernet sauvignon davvero apprezzabili.

Ed ora assaggiamo i vini, tutti rigorosamente non filtrati:

Frizzante sur lie Colfondo Anfora Selezione di Prosecco in purezza. Macerato una settimana e maturato nove mesi sempre in anfora di terracotta. Frizzante, rifermentato in bottiglia, solo in formato magnum con tappo a corona. Paglierino con riflessi dorati, torbido. Fragrante nei profumi, crosta di pane e nocciolina tostata, fiori bianchi, agrumi maturi, mela cotogna e pera williams. Stuzzicanti note speziate, minerali e rugginose. Corposo, sapido e croccante, innervato da una buona vena di acidità. Maschia ruvidità dei tannini. Chiude in progressione amarognola, non senza spigoli. Che carattere!

Prosecco colfondo 100% acciaio, zero macerazione, pressatura uva intera, decantazione del mosto, fermentazione spontanea senza controllo di temperatura. Nota pietrosa, sulfurea che lascia poi spazia alla frutta bianca, agli agrumi e ai fiori. Agile e minerale in bocca, succoso, stuzzicante. Che vibrazioni! Lo assaggiamo assieme ad un Prosecco “normale”, surclassato senz’appello.

Bianco delle Venezie Igt 60% manzoni bianco 40% chardonnay. Maturato in anfora. Dorato con riflessi ocra, leggermente velato. Fruttato e minerale al naso. Albicocche mature, nettarina gialla, zest di arancia, biancospino e pietra focaia. Vaghe note di pasticceria. Succoso, sapido, vellutato. Finale agrumato che chiude sul lime in una gradevole scia amarognola. Bella persistenza. Grande piacevolezza.

Raboso colfondo frizzante Raboso in purezza, macerazione carbonica. Imbottigliato fermo con residuo zuccherino. Rubino profondo e vivacissimo, esuberante perlage. Tripudio di frutti rossi, fragoline di bosco, ribes e mirtilli, prugna. Sfumature di spezie dolci. Sorso slanciato, agile, beverino, che esprime al contempo un’anima giovane, vigorosa e sbarazzina. Bel comparto di tannicità e freschezza. Vino per l’estate? Vino per sempre.

Rosso delle Venezie Igt 60% raboso piave 40% cabernet sauvignon. Trenta giorni di macerazione, affinamento in anfore e acciaio. Rubino profondo e velato. Naso di frutta matura impreziosito da suadenti note speziate. Mora, prugna e ribes nero poi carruba, violette, anice stellato. In bocca entra morbido, avvolgente, pieno, ma subito emergono la possente spalla acida, la sapidità e i tannini vigorosi. Finale speziato che riecheggia la carruba e si arricchisce di ulteriori, complesse suggestioni. Adorabile!

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Ascoltare Maurizio Donadi e sua moglie Fabiola significa penetrare un mondo in cui convivono a braccetto antiche usanze contadine e rigoroso know-how moderno. Un mondo dove fasi lunari, ossido-riduzioni, arpe eoliche, sovesci e lieviti indigeni, rabdomanti ed enotecnici hanno tutti pari dignità. Ma siamo lontani da derive fanatiche: a Casa Belfi si respira un’aria rilassata e amichevole, e la conversazione spazia in mille direzioni senza punti morti. Si respira gioia ed energia. Insomma, si sta bene. Cin cin! E alla prossima!


venerdì 19 maggio 2017

Arpe Eoliche

Arponico è una installazione di Arpe Eoliche nel vigneto dove nascono i magnifici vini di Casa Belfi e che si può visitare tutti i giorni fino al tempo della vendemmia, settembre. 

L'idea nasce da un musicoterapeuta e un enologo che da subito hanno condiviso una passione e una sensibilità.
Arponico è un lavoro nato dalla consapevolezza che tutti gli elementi dell'ambiente esterno influiscono sulla crescita e lo sviluppo armonioso sia dell'uomo che del mondo vegetale. Per quanto riguarda il mondo vegetale gli stimoli ambientali potremmo riassumerli in temperatura del suolo, riscaldato dai raggi solari, esposizione alla luce, anch'essa fornita dal sole, con la quantità di acqua, che arriva dal cielo in forma di pioggia, e con una varietà di segnali chimici. Non si può però ridurre tutto a questi quattro fattori poichè la crescita delle piante è influenzata da un intero ecosistema nel quale troviamo anche suoni e rumori. Possiamo considerare ad esempio l’influenza che ha il rumore della pioggia, il cinguettio degli uccelli o il fischiare del vento. Le piante non possiedono un apparato uditivo come quello dell’uomo e quindi la musica viene percepita come un insieme di movimenti vibratori e onde sonore provocate da essa. Numerosi sono gli studi ed esperimenti e molta documentazione scientifica la possiamo trovare facilmente (chiedetemela pure). Lo scopo di questa installazione di Arpe Eoliche consiste nell’ampliare, nell’approfondire, nel verificare sperimentalmente e nell’interpretare i risultati che rimangono ancora un argomento non completamente spiegato e verificato con metodi scientifici. Le Arpe (circa 30) sono accordate tutte sulla stessa nota (oppure la quinta) per cercare di creare e somministrare alle piante della musica casuale, scostante ma sempre armoniosa. L'arpa Eolica produce una vasta gamma di note perché "suona" tutti i vari armonici della nota impostata. Arponico vuole testare gli effetti del suono sulla crescita della vite con un esperimento pratico (e si anche bello da vedere!) e cercare poi di spiegare i risultati ottenuti da questo fenomeno. Omero


domenica 19 marzo 2017

Villa Favorita Vinnatur 2017, Sarego (VI).

Dall’8 al 10 aprile a Villa da Porto – detta “La Favorita” – di Sarego (VI) torna l’appuntamento con Villa Favorita, salone dei vini naturali organizzato dall’associazione VinNatur fondata da Angiolino Maule.
Percorso di degustazione per conoscere vini naturali italiani ed europei.
La quattordicesima edizione, la prima dopo l’approvazione nel luglio scorso del Disciplinare di produzione del vino VinNatur, radunerà 170 produttori (20 in più rispetto al 2016) provenienti da nove nazioni diverse, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, il cui comune obiettivo è quello di condividere tecniche ed esperienze, per produrre vino in maniera naturale, sia in vigna che in cantina e divulgare la cultura del “terroir”.
Ogni visitatore potrà incontrare e conoscere i produttori, nonchè acquistare il vino in degustazione.

Programma dell’evento:
sabato 8 aprile
domenica 9 aprile
lunedì 10 aprile
dalle ore 10.00 alle ore 18.00.
Sede:
Villa da Porto detta “La Favorita”
via Della Favorita, 36040 Monticello di Fara, Sarego (Vicenza).
Costo biglietto:
€ 25 al giorno (acquistabile solamente all’ingresso dell’evento), comprensivi di guida della manifestazione e calice da degustazione.
I minorenni non pagano il biglietto e non possono fare degustazioni.
Sono ammessi cani di piccola taglia.
Info:
http://www.vinnatur.org/en/
info@vinnatur.org

lunedì 20 febbraio 2017

LiveWine 2017 di viviana-borriello

Cominciamo il nostro tour con il vino del momento, il Prosecco. Non quello da spritz e aperitivo pre-serata.  Il nostro entrée è un Prosecco fuori dal comune, che tutti quelli che amano Prosecco dovrebbero provare per capire il tipo di evoluzione e la longevità che può avere l’uva Glera. Si tratta del Prosecco Colfondo di Casa Belfi. Vino bianco frizzante prodotto con uve glera 100% fermentato in acciaio con lieviti indigeni ed imbottigliato in primavera secondo il calendario biodinamico di Maria Thun. Una sorta di vinho verde “Made in Veneto“, ma non da consumare entro l’anno, tutt’altro.

 

 

 

 

 

 

Il colore è intenso  come il naso, esplosione di frutti e fiori con accentuate note sulfuree. In bocca discreto. Troviamo più interessante la versione in anfora, il naso è ancora più sulfureo e minerale e con invitanti sentori di crosta di pane. Per questa versione, l’uva diraspata viene posta in anfore di terracotta con macerazione  sulle bucce per 8 giorni cui segue pressatura soffice e fermentazione, sempre in anfora, a contatto con i propri lieviti fino a primavera . Il fascino dell’anfora fa la sua parte, ma in bocca risulta più equilibrato e godibile. Una buona spalla acida ed un corpo più  in carne del precedente.


giovedì 16 febbraio 2017

Gli alberi “parlano fra loro”

L’ecologa Suzanne Simard ha trascorso più di 30 anni a studiare le foreste canadesi facendo una incredibile scoperta: gli alberi “parlano fra di loro”, attraverso una vera e propria rete di comunicazione sotterranea che si estende anche su lunghe distanze.

L’ecologa Suzanne Simard in una foresta di abetiUna foresta è molto più di quel che si vede, afferma Suzanne Simard, ecologa che ha studiato per una vita le foreste canadesi. Sotto la superficie c’è un altro mondo, fatto di infinite vie biologiche attraverso cui gli alberi si connettono fra di loro e comunicano, comportandosi come parti di un unico grande organismo.

Venticinque anni fa, i primi esperimenti della Simard si concetrarono su tre specie: la betulla da carta, l’abete di Douglas e il cedro rosso del Pacifico. Usando degli isotopi di carbonio radioattivo per tracciare lo spostamento del carbonio tra le varie piante, rilevò come la betulla e l’abete comunicassero attivamente fra di loro, mentre il cedro si teneva in disparte.

In estate, la betulla inviava più carbonio all’abete di quanto questo ne inviasse alla betulla, soprattutto quando l’abete si trovava all’ombra. Ma in altri periodi dell’anno era invece l’abete a inviare più carbonio alla betulla, quando questa non aveva le foglie. Quindi, le due specie si aiutavano l’una con l’altra, ribaltando l’idea che le piante di una foresta siano in competizione, dimostrando come invece collaborino fra loro.

Come comunicavano la betulla e l’abete? La loro interazione avveniva non solo sul piano del carbonio, ma anche dell’azoto, del fosforo, dell’acqua, dei segnali di difesa, dei composti allelochimici e degli ormoni. Già altri scienziati avevano capito come dietro questa comunicazione potesse esserci la “micorriza”, l’associazione simbiotica tra un fungo e le radici di una pianta.

Rete di comunicazione fra alberiQuando vediamo i funghi, vediamo solo la punta dell’iceberg. Sotto di essi si diramano i filamenti fungini che formano il micelio, il quale infetta e colonizza le radici di tutte le piante e degli alberi.Quando le cellule fungine interagiscono con quelle radicali (delle radici) si verifica uno scambio di carbonio e nutrienti. La rete è così densa che possono esserci centinaia di chilometri di micelio sotto pochi passi. In pratica, il micelio connette diversi individui nella foresta, non solo della stessa specie ma anche di specie diverse, come appunto l’abete e la betulla: funziona più o meno come la rete Internet.

Costruendo la mappa di una parte della foresta canadese, Simard ha individuato in che modo i vari abeti di Douglas fossero connessi fra di loro, tramite i collegamenti fungini. Ha anche individuato come ci siano degli “alberi hub” o “alberi madre” che rappresentano i nodi principali della rete di comunicazione: questi alberi sono quelli che nutrono le piante più giovani, che crescono nel sottobosco.

Di fatto, un albero madre può essere connesso a centinaia di altri alberi. Ogni albero madre invia il proprio carbonio in eccesso, attraverso la rete micorrizica, alle piante più giovani che si trovano nel sottobosco, arrivando anche a limitare l’estensione delle proprie radici per fare loro più spazio. Grazie a ciò i giovani alberi hanno quattro volte più possibilità di sopravvivere.

Inoltre, quando gli alberi madre vengono feriti o muoiono, inviano dei messaggi di “saggezza” alle successive generazioni di plantule che stanno crescendo tutte intorno. Infatti, tracciando lo spostamento del carbonio e di altri segnali – che viaggiano da un albero madre ferito, dal suo tronco fino alla rete micorrizica, e da lì raggiunge le plantule vicine – si è scoperto che la pianta morente dà indicazioni utili che istruiscono le giovani piante su come affrontare meglio in futuro lo stesso tipo di stress.

La conclusione è che le foreste non sono semplicemente un insieme di alberi, sono sistemi complessi con centinaia di “alberi hub” e reti che si sovrappongono fra di loro, mettendo in comunicazione le varie specie vegetali, aprendo la strada all’adattamento e al feedback: tutto questo rende la foresta resiliente.

Tuttavia, la foresta è anche vulnerabile, non solo ai disturbi di origine naturale, come i coleotteri della corteccia che attaccano gli alberi più vecchi, ma anche al disboscamento a fini commerciali. Possiamo prelevare uno o due “alberi hub”, ma c’è un limite perché gli “alberi hub” sono come dei perni in un aeroplano. Possiamo prenderne uno o due, e l’aeroplano continuerà a volare, ma se ne prendiamo troppi, o se prendiamo quello che tiene le ali al suo posto, l’intero sistema crolla.